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Agide   By: (1749-1803)

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SCRITTORI D'ITALIA

VITTORIO ALFIERI TRAGEDIE

A CURA DI NICOLA BRUSCOLI

VOLUME TERZO

BARI GIUS. LATERZA & FIGLI TIPOGRAFI EDITORI LIBRAI 1947

AGIDE

ALLA MAESTÁ DI CARLO PRIMO RE D'INGHILTERRA.

Parmi, che senza viltá né arroganza, ad un re infelice e morto io possa dedicare il mio Agide.

Questo re di Sparta ebbe con voi comune la morte, per giudizio iniquo degli efori; come voi, per quello d'un ingiusto parlamento. Ma quanto fu simile l'effetto, altrettanto diversa n'era la cagione. Agide, col ristabilire l'uguaglianza e la libertá, volea restituire a Sparta le sue virtú, e il suo splendore; quindi egli pieno di gloria moriva, eterna di se lasciando la fama. Voi, col tentare di rompere ogni limite all'autoritá vostra, falsamente il privato vostro bene procacciarvi bramaste: nulla quindi rimane di voi; e la sola inutile altrui compassione vi accompagnò nella tomba.

I disegni d'Agide, generosi e sublimi, furono poi da Cleoméne suo successore, che il tutto trovò preparato, felicemente e con grande sua gloria eseguiti. I vostri, comuni al volgo dei regnanti, da molti altri principi furono e sono tuttavia tentati, ed anche a compimento condotti, ma senza fama pur sempre. Della vostra tragica morte, non essendone sublime la cagione, in nessun modo, a mio avviso, se ne potrebbe fare tragedia: della morte d'Agide (ancorché tentata io non l'avessi) crederei pure ancora, attesa la grandezza vera dello spartano re, che tragedia fortissima ricavarsene potrebbe.

Sí l'uno che l'altro, ai popoli foste e sarete un memorabile esempio, e un terribile ai re: ma, colla somma differenza tra voi, che de' simili alla MAESTÁ VOSTRA, molti altri re ne sono stati e saranno; ma de' simili ad Agide, nessuno giammai.

Martinsborgo, 9 Maggio 1786.

VITTORIO ALFIERI.

PERSONAGGI

AGIDE. LEONIDA. AGESISTRATA. AGIZIADE. ANFARE. Efori. Senatori. Popolo. Soldati di Leonida.

Scena, il Foro, poi la prigione, di Sparta.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

LEONIDA, ANFARE.

ANFAR. Ecco, or di nuovo sul regal tuo seggio stai, Leonida, assiso. Intera Sparta, o d'essa almen la miglior parte, i veri maturi savj, e gli amator dell'almo pubblico bene, a te rivolti han gli occhi, per ottener dei lunghi affanni pace.

LEON. Di Sparta il re non io perciò mi estimo, finché rimane Agide in vita. Ei vive non pur, ma ei regna in cor de' molti. Asilo gli è questo tempio, il cui vicino foro empie ogni dí tumultuante ardita plebe, che re lo vuol pur anco, e in trono un'altra volta a me compagno il grida.

ANFAR. E temi tu d'esserne or vinto? Io 'l giuro, e gli altri efori tutti il giuran meco; Agide mai non fia piú re. Ma, vuolsi oprar destrezza or, piú che forza...

LEON. Egli era da tanto giá, che co' raggiri suoi, con le sue nuove mal sognate leggi, tutto sossopra a forza aperta porre, e me cacciarne ardia del soglio in bando: ed io, da' miei fidi Spartani al soglio richiamato, or dovrò con vie coperte la vendetta pigliarne?

ANFAR. Un velo è forza porvi: ei genero t'è. Quel dí, che in crudo esiglio, solo, abbandonato, e privo del regio serto, fuor di Sparta andavi, umano ei t'era. Ai percussor feroci che Agesiláo crudel su l'orme tue a svenarti inviava, Agide a viva forza si oppose; e di Tegéa (il rimembri) salvo al confin ti trasse: in ciò soltanto non figlio ei d'Agesístrata, ed avverso apertamente al rio di lei fratello... Continue reading book >>




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