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Cara Speranza   By: (1840-1920)

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First Page:

La Marchesa Colombi

Cara Speranza

MILANO

CASA EDITRICE DI C. CHIESA · F.lli OMODEI · ZORINI e F. GUINDANI

Galleria Vittorio Emanuele, N. 17 80

1896

DIRITTI DI PROPRIETÀ RISERVATA.

Milano, Tip. Bernardoni di C. Rebeschini e C.

CARA SPERANZA.

Si chiamava Amalia. Però, malgrado quel nome gentile, era una fra le più rozze campagnuole delle risaie, quando si presentò in casa nostra ad offrirsi come serva.

S'era messe le scarpe per la solennità della circostanza, ma, appena vide il pavimento lucido del nostro gabinetto, rimase sbigottita e si curvò come per levarsele. Ci volle di molto a persuaderla d'entrare calzata com'era.

Tuttavia non era timida nè selvatica, come sono, per lo più, le contadine; le pareva soltanto una mancanza di rispetto il mettere sul nostro pavimento le scarpe che aveva strascinate, per una lunga camminata, nella polvere della strada maestra da Momo a Novara. Ignorava ogni elemento di civiltà, e, nella sua cortesia istintiva da persona buona, inventava una civiltà a suo modo, che riesciva grottesca, sebbene, a conti fatti valesse forse quanto la nostra. Infatti nella China si tolgono le scarpe prima di entrare nelle case. È questione di usanze.

In tutta la persona dell'Amalia si vedevano le traccie della vita e dei lavori delle risaie. Aveva ventisette anni ma ne dimostrava quaranta. Il volto era pieno di rughe, i capelli, folti sulla fronte, erano tanto radi sul cranio, che frammezzo alle ciocche, tirate nella legatura, si vedeva la pelle bianca sollevarsi.

Portava la pettinatura del nostro contado, e come tutte le contadine, che quel peso enorme sul capo rende calve prima del tempo, suppliva alla capigliatura mancante con due grosse treccie di cotone, girate intorno ad un cerchietto di filo di ferro coperto di tela; ed in quelle puntava i grossi spilloni di falso argento. Sui capelli scarsi, quell'edificio non trovava appoggio sufficiente, e le ballonzolava dietro il capo. Le mancavano vari denti, e, traverso quei vuoti, le esse uscivano sibilanti.

Ma di questi particolari della sua figura l'Amalia non si dava il menomo pensiero. Era forte e sana, sapeva d'aver ventisette anni. Cosa le importava di dimostrarne di più?

Le domandammo se sapesse cucinare.

Rispose:

No. So appena fare la minestra alla nostra maniera da contadini, e friggere le patate ed i fagiuoli; ma ho buona volontà; imparerò presto.

E sai stirare?

Neppure. Noi non usiamo stirar nulla... Ma anche questo potrò impararlo. Non abbiano paura: la cognizione non mi manca; capisco subito quello che mi insegnano.

Mio padre domandò:

E per le informazioni, a chi debbo rivolgermi?

Se vuol andare a Momo, e domandare alla cascina Pometta, dove sono stata a servire per tredici anni... Ma per la fedeltà può mettermi nell'oro, guardi, che un quattrino, che è un quattrino, non lo toccherei.

Le facemmo altre domande, alle quali rispose con sicurezza, e senza vantarsi mai. Ci piacque molto, e le proponemmo di venire con noi per un mese a titolo d'esperimento. Accettò, ma non colla prontezza e lo slancio che le sue risposte precedenti e le sue maniere espansive ci avevano fatto aspettare.

Le domandai:

Non sei contenta?

Oh, per contenta lo sono di certo... Ed esitava sempre.

Io soggiunsi per incoraggiarla:

Siamo soltanto due da servire: il babbo ed io.

Fossero anche dodici, la fatica non mi fa paura.

Stette ancora titubante, poi soggiunse in fretta come per afferrare la risoluzione prima che le sfuggisse:

Ecco; è meglio che glielo dica addirittura. Io sono una figliola onesta, non cerco d'andare a spasso, non mi perdo via coi giovanotti, tiro dritto per la mia strada; ma però; cosa serve nasconderlo? Ho un bersagliere.

Aveva pronunciato bresagliere , poi aveva messo fuori un gran sospirone, come per dire: «È fatta!»

Questo bersagliere abbuiò subito, coll'ombra delle sue piume, la fronte di mio padre, che disse crollando il capo:

Uhm... Continue reading book >>




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