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Ciarle e macchiette   By:

Ciarle e macchiette by Luigi Arnaldo Vassallo

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CIARLE E MACCHIETTE

di Gandolin

Milano FRATELLI TREVES, EDITORI =Quinto migliaio.=

PROPRIETÀ LETTERARIA.

I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.

Milano, Tip. Treves 1919.

CIARLE E MACCHIETTE

Un bel caso.

Il marchese Alfonso Orlandi, uomo di tatto se non di spirito, subito si era accorto che ci faceva la parte del terzo incomodo: per ciò, passati neppure dieci minuti in ciarle inconcludenti, si alzò dalla poltrona, e con l'inchino misurato del gentiluomo corretto, porse la mano guantata alla bella padrona di casa.

Contessa: a rivederci.

Così presto!

Si figuri con che piacere rimarrei: ma ho ancora cinque o sei visite da fare e alle sei devo trovarmi al municipio, col conte....

Questo municipio!

Salute pubblica, contessa! esclamò il marchese, sorridendo.

Ma, dunque, c'è pericolo!

Dicono.

Dio! quel mio marito è tanto preoccupato!... da che lo hanno delegato all'igiene, è diventato proprio un uomo impossibile; son due giorni, si figuri, che lo vedo e non lo vedo. Stamane, m'ha fatto sapere che farebbe nottata al municipio. Ma, dico io, bisogna essere matti!

Ah, contessa, non ci condanni!

Che? anche lei?

Sì; anch'io passerò la notte al municipio.

A vegliare sulla salute pubblica?

Dica.... a dormire sopra un sofà.

Il marchese Orlandi fece un mezzo giretto e s'inchinò alla baronessa Manassero, poi strinse la mano a un giovinotto seduto presso il pianoforte, dicendogli:

Ciao , Eugenio: ci vediamo, stasera, al circolo?

Sì.... cioè, non so.

Se vieni, mi ci trovi di certo; non tornerò al municipio che verso mezzanotte.

Il marchese andò via; non così la baronessa Manassero, vecchia pettegola, che s'accorgeva benissimo quanto la sua presenza fosse d'imbarazzo, ma ci pigliava gusto appunto per ciò.

La conversazione languiva e la contessa Emilia aveva soffocato più d'un leggero sbadiglio sotto il fazzoletto di pizzo di Fiandra: ma la baronessa si mostrava inesorabile.

Alla fine, la contessa si alzò, dicendo alla vecchia:

Ah! lei ancora non ha visto gli acquerelli del povero De Nittis, comprati ier l'altro da Ottavio? venga, venga.... stanno di là.

Era un congedo in piena regola e la baronessa, passando davanti al marchese Eugenio Jung, gli porse la mano, in segno di saluto, con un risolino sarcastico di vecchia maligna.

Due minuti dopo, la contessa rientrava, sola, nel salotto, e con le belle braccia incrociate si fermava davanti a Eugenio Jung.

Dunque, tu mi vuoi compromettere?

Ma che fo, io?

Sfido! Son già passate quattro visite e tu sei sempre là, come un mobile di casa. Che figura ci fo, io?

Colpa tua! se tu m'avessi detto un sì....

Ma ripensaci meglio; sono idee da matti.

Ma no, vedi. Tuo marito passa la notte al municipio. Alle otto, tu dici d'andare a teatro e io t'accompagno. Non c'è nulla di strano, mi pare! ti ci ho accompagnata cento volte. Invece di andare in legno, si va a piedi: il teatro è così vicino! Io preparo un legno qualunque, alla prima svoltata, e andiamo alla palazzina In cinque minuti....

Non tentarmi, te ne prego. Ma se qualcuno ci vedesse!

Impossibile: a quell'ora, la strada è deserta; nella palazzina, non c'è anima viva; ho io le chiavi in tasca. Dunque?

E le prendeva le mani, baciandole.

Senti: vado subito a preparare una cenetta da innamorati. Non mi dire di no!... Delle frutta, dei biscotti, dello Champagne !

Ci penserò... Continue reading book >>




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