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Il Quadriregio   By: (1346?-1416)

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First Page:

SCRITTORI D'ITALIA

F. FREZZI

IL QUADRIREGIO

FEDERICO FREZZI

IL QUADRIREGIO

A CURA

DI

ENRICO FILIPPINI

BARI

GIUS. LATERZA & FIGLI

TIPOGRAFI EDITORI LIBRAI

1914

PROPRIETÁ LETTERARIA

MAGGIO MCMXIV 38615

LIBRO PRIMO

DEL REGNO D'AMORE

p. 3

CAPITOLO I

Come all'autore apparve Cupido, e questi lo condusse nel regno di Diana, ove a' preghi del medesimo ferí la ninfa Filena.

La dea, che 'l terzo ciel volvendo move, avea concorde seco ogni pianeto congiunta al Sole ed al suo padre Iove.

La sua influenza tutto 'l mondo lieto 5 esser faceva e d'aspetto benegno, da caldo e freddo e da venti quieto.

E Febo il viso chiaro avea nel segno, che fu sortito in cielo ai duo fratelli, ond'ebbe Leda d'uovo il ventre pregno,

10 E tutti i prati e tutti gli arboscelli eran fronduti, ed amorosi canti con dolci melodie facean gli uccelli.

E giá il cor de' giovinetti amanti destava Amore e 'l raggio della stella, 15 che 'l sol vagheggia or drieto ed or davanti,

quando il mio petto di fiamma novella acceso fu, onde angoscioso grido ad Amor mossi con questa favella:

Se tu se' cosa viva, o gran Cupido, 20 come si dice, e figlio di colei, ch'amore accese tra Enea e Dido;

se tu se' un del numer delli dèi, e se tu porti le saette accese, esaudisci alquanto i desir miei. p. 4 25 I' priego te che mi facci palese la forma tua e 'l tuo benigno aspetto, il qual si dice ch'è tanto cortese.

Appena questo priego avea io detto, quand'egli apparve a me fresco e giocondo 30 in un giardino, ov'io stava soletto,

di mirto coronato el capo biondo, in forma pueril con sí bel viso, che mai piú bel fu visto in questo mondo.

I' creso arei che su del paradiso 35 fosse il suo aspetto: tanto era sovrano; se non che, quando a lui mirai fiso,

vidi ch'avea un arco ornato in mano, col quale Achille ed Ercole percosse, e mai, quando saetta, getta invano.

40 Sopra le vestimenta ornate e rosse di penne tanto adorne avea duo ali, che cosí belle mai uccel non mosse.

Nella faretra al fianco avea gli strali d'oro e di piombo e di doppia potenza, 45 colli qua' fere a dèi ed a mortali.

Quando ch'i'l vidi avanti a mia presenza, m'inginocchiai e, come a mio signore, li feci onore e fe'li riverenza,

dicendo a lui: O gentilesco Amore, 50 se a venire al priego mio se' mosso, colla tua forza e col tuo gran valore

aiuta me, il quale hai sí percosso e sí infiammato col tuo sacro foco, ch'io, lasso me! piú sofferir non posso.

55 Allor rispose, sorridendo un poco: Dall'alto seggio mio i' son venuto mosso a piatá del tuo piatoso invoco.

Degno è ch'io ti soccorra e diati aiuto, da che ferventemente tu mi chiame, 60 e ch'io sovvenga al cor, ch'i' ho feruto. p. 5 Sappi che in oriente è un reame tra lochi inculti e tra ombrosi boschi, ch'è pien di ninfe d'amorose dame.

E quelle selve e quelli lochi foschi 65 son governati dalla dea Diana, la qual voglio che veggi e la conoschi.

E benché sia la via molto lontana e sia scogliosa e sia di molta asprezza, io la farò parer soave e piana.

70 Io son l'Amor, che dono ogni fortezza ne' gravi affanni e, mentre altrui affatico, gli fo la pena portar con dolcezza... Continue reading book >>




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