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La favorita del Mahdi   By: (1862-1911)

Book cover

First Page:

EMILIO SALGARI

LA

FAVORITA DEL MAHDI

PARTE PRIMA

Greci e Arabi

PARTE SECONDA

L'insurrezione del Sudan

PARTE TERZA

Il Mahdi

MILANO

CASA EDITRICE BIETTI

1911

PROPRIETÀ LETTERARIA

Tipografia Casa Editrice Bietti Milano

LA FAVORITA DEL MAHDI

PARTE PRIMA.

Greci e Arabi

CAPITOLO I. Il Fidanzato di Elenka.

Era la sera del 4 Settembre 1883. Il sole equatoriale, rosso rosso, scendeva rapidamente verso le aride e dirupate montagne di Mantara, illuminando vagamente le grandi foreste di palme e di tamarindi e le coniche capanne di Machmudiech, povero villaggio sudanese, situato sulla riva destra del maestoso Bahr el Abiad o Nilo Bianco, a meno di quaranta miglia a sud di Chartum.

Da ogni parte dell'orizzonte accorrevano bande di superbe antilopi e di sciacalli che venivano a dissetarsi sulle poetiche sponde del fiume, e nell'aria svolazzavano arditamente schiere di fenicotteri dalle penne rosee e le estremità delle ali fiammeggianti, schiere di ibis sacre che calavan sulle foglie arrotondate e galleggianti del loto , e file di grossi pellicani che s'appiattavano fra i canneti, cacciando i pesci.

Sul molo e per le viuzze del villaggio, Negri, Arabi e Turchi, andavano e venivano rumorosamente, gli uni affacendati a scaricare cammelli e asini, altri a condurre mandrie di buoi tigrati e di cammelle ai pozzi, e altri ancora a tirar a secco le barche o a disarmarle. Per ogni dove si udivano monotone canzoni accompagnate dal suono del tamburello, che gli echi delle foreste ripercotevano: un salmodiare di versetti dell'Alcorano, un muggito di animali, uno sbattere di remi, un chiamarsi, un salutarsi e al disopra di tutti quei rumori la voce nasale del muezzin che dall'alto dell'esile minareto, colla faccia rivolta verso la Mecca, gridava:

La Allàh ila Allàh (Non è Dio fuor di Dio) Mahàmmed rosul Allàh (Maometto è l'apostolo di Dio).

La preghiera del muezzin era appena terminata, quando una barca partita dalla riva opposta, venne ad arenarsi dinanzi al Machmudiech. Un ufficiale egiziano che era a prua, scambiate alcune parole coi battellieri e gettati loro alcuni parà (centesimi) saltò lestamente a terra salendo la erta sponda.

Era questi un bel giovinotto sui venticinque o ventisei anni, alto di statura, di forme snelle, eleganti ed insieme vigorose. Il colorito della sua pelle era d'un bronzo alquanto carico con riflessi rossigni, la faccia piacevolissima, maschia, ardita, con due occhi che brillavano d'un fuoco selvaggio e d'indomita fierezza e lunghi baffi neri. Appena ch'ebbe posto piede sul molo, guardò a dritta e a manca come cercasse qualcuno, poi si avvicinò ad un soldato egiziano, che deposto il fucile contro un muricciuolo diroccato, filava del canape nè più nè meno di una donna:

Hai veduto il luogotenente Notis Cayma? gli chiese con voce brusca.

Mi sembra d'averlo scorto, rispose il soldato, pigliando rapidamente il fucile e salutando.

Dov'è andato?

L'ignoro.

L'ufficiale stette alcuni istanti silenzioso guardando la corrente del fiume e le barche che la solcavano, poi tornò a chiedere:

Dove trovasi il tenente Oòseir?

È seduto laggiù sotto quella rekuba (tettoia) che beve il narghiléh [1].

[1] Bere il narghiléh significa fumare col narghiléh, ossia colla pipa.

L'ufficiale girò sui talloni e si allontanò, camminando colla libera eleganza degli animali selvaggi e colla nobiltà che è tutta propria delle nazioni arabe. Attraversò con fatica le linee dei cammelli inginocchiati sulla via carichi di gomma, d'avorio e di maiz, e si arrestò dinanzi ad una rekuba sotto la quale fumava beatamente un basci bozuk ... Continue reading book >>




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