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La rovina   By: (1866-1938)

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First Page:

ANGIOLO SILVIO NOVARO

LA ROVINA

RACCONTO

MILANO CASA EDITRICE GALLI

DI G. GALLI & LELIO OMODEI ZORINI SUCCESSI A CHIESA OMODEI GUINDANI Galleria Vitt. Eman., 17 80

1897

LA ROVINA

DELLO STESSO AUTORE:

Manoscritto d'una Vergine , 1887. (Esaurito) Sul Mare , 1889. (Esaurito) Giovanna Ruta , L. Roux e C., Torino, 1891. L. 2, 50 Il Libro della Pietà , Casa Editrice Galli, Milano, 1894. L. 3

IN PREPARAZIONE:

L'Apostolo , romanzo.

PROPRIETÀ LETTERARIA

Milano, Tip. degli Esercenti, Via Vincenzo Monti, 31.

A LAURA BUTTA

Io vidi già una gocciola di rugiada tremare, sospesa a un ramo, pari a una lagrima di piacere, prima di cadere in grembo all'erba.

Così vedo tremare, sospeso a queste pagine, un iridato pensiero di amore, prima di cadere in grembo a Te!

IL COMMIATO

Un racconto che m'è costato sangue, egli disse. Ogni parola, una goccia di sangue.

Io lo guardai, con un moto istintivo di repugnanza; ed ebbi ancora la stessa penosa impressione di un'ora prima; quando ci eravam messi a tavola, e Giuseppe era entrato ad accendere il gas. Allora m'avevan colpito le occhiaie incavate e livide, e quello splendore insolito degli occhi che contrastava sinistramente col gran pallore del volto consunto e l'aria stanca e sofferente.

Io non osai parlare.

E il silenzio acuì l'oscuro senso di disagio a cui soggiacevo.

Ma un minuto dopo entrò Giuseppe col caffè, e depose il vassoio dinanzi a lui.

Poi ch'egli stesso mi porse la tazza, m'accorsi che la mano gli tremava. Anche notai, con inquietudine, ch'egli chiese il cognac.

Non ne prendi mai, gli dissi timidamente. Cos'è?

Una sciocchezza, rispose sorridendo, mentre avvicinava il bicchierino alle labbra.

Appena Giuseppe fu uscito, gli feci:

Cos'hai?

Egli rialzò la faccia su cui moriva l'ultima traccia del sorriso; mi fissò con quegli occhi che brillavano, e rispose:

Voglio scacciar questo po' di languore.

Poi, avvedendosi forse del turbamento che mi teneva, soggiunse:

Ti fo paura? Un poco fa mi son visto nello specchio, e mi son fatto paura a me stesso. Eppure non mi son mai sentito forte così!

Queste parole mi agitarono.

Lèggimi, gli dissi, il tuo racconto, se stasera non esci.

Te lo leggerai tu domani.

Perchè domani? feci io rabbrividendo.

Egli abbozzò un sorriso.

Allora dimmi il soggetto! incalzai.

E lui:

Abbi pazienza! Una notte è forse l'eternità?

Deluso e costernato, io pensavo.

Durante quegli ultimi otto anni che, scomparsa la povera mamma, noi avevam seguitato, nella solitudine e nel silenzio del nostro èremo, a coltivar l'Arte che adoravamo, noi eravam vissuti in una quasi perfetta comunanza di vita intellettuale e morale. Con effusione e con abbandono ci eravam scambiati tutte le nostre sensazioni, tutte le nostre idee, tutti i nostri affetti. Avevam guardato l'uno nell'anima dell'altro come attraverso alle acque d'un limpido lago. Ma per ciò che riguardava la nostra attività artistica, la comunanza era stata assoluta. Prima di metterci a qualche nuova opera egli a' suoi romanzi, io a' miei quadri ci eravamo aperti, trepidando, il nostro disegno, ed avevamo insieme combattuti i dubbi, svelte le esitanze, sofferte le ansie e le angosce, e gustati i piaceri, le gioie, i rapimenti che ne accompagnavano l'esecuzione. Ci eravam sorretti e consolati e fortificati a vicenda. Era stata questa una delle più profonde dolcezze della nostra vita di artisti. E non senza una soave commozione avevam visto da altri porre in luce e notare come cosa toccante la vicendevole influenza, che nelle nostre opere si scorgeva, delle nostre dissimili nature... Continue reading book >>




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