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Novelle e paesi valdostani   By: (1847-1906)

Novelle e paesi valdostani by Giuseppe Giacosa

First Page:

NOVELLE E PAESI VALDOSTANI

TORINO F. CASANOVA, Libraio Editore

Via Accademia delle Scienze ( piazza Carignano ) 1886

Proprietà Letteraria

a senso del testo unico delle leggi 25 giugno 1865 , 18 maggio 1875, 10 agosto 1882 , approvato con R. Decreto e Regolamento 19 settembre 1882

Tip. Roux e Favale (809)

A GIOVANNI CAMERANA

Carissimo Amico ,

Ti dedico queste novelle che mi incoraggiasti a raccogliere. Novelle senza intreccio, ma così voleva l'intento mio. Nella maggior parte di esse non invento, registro; di alcune potresti tu stesso attestare la verità. Ma se il lettore non ve la riconoscerà a nulla gioveranno le attestazioni mie e le tue. Non è dunque per chiamartene testimone, che metto il tuo nome sul libro; mi piace affermare qui la nostra vecchia amicizia, invocando il ricordo di quell'Alpe che tante volte ci ospitò insieme.

Tuo aff.mo

GIUSEPPE GIACOSA.

INDICE

Concorrenza

Storia di due Cacciatori

Una strana Guida

Miserere

La Miniera di Cogne

Storia di Guglielmo Rhedy

L'Estate

Un Prete valdostano

La Guida

Storia di Natale Lysbak

Un Minuetto

Il re Vittorio Emanuele in Valle d'Aosta

Tradizioni e Leggende in Valle d'Aosta

I Solitari

La Leggenda del Piccolo S. Bernardo

I Paesi delle Valanghe

La Neve

LA CONCORRENZA

Quando Giacomo, gettato sulla pedana il sacco dell'avena ed impugnate le redini alzava il piede per salire a cassetta, le quattro brenne braveggiavano e s'inalberavano come cavalli di razza. La diligenza strappata bruscamente, usciva dal portone con una voltata maestra ad angolo retto e irrompeva di trotto sonagliando giù per la viuzza, mentre egli, un piede sul montatoio ed uno in aria, lanciava voltandosi indietro con spavalda noncuranza, un ultimo lazzo allo stalliere. Poi si arrampicava a cassetta e durava un gran pezzo, dando le spalle ai cavalli, le redini fra le ginocchia, a frugacchiare fra le gambe dei viaggiatori per allogarvi allo scuro il sacco dell'avena e mille involti e pacchi e pacchetti, nulla curando le impazienze di quelli che svegliati a mezzo la notte, borbottavano e si dimenavano nella tenebra calda dell'imperiale.

Aveva la più cattiva tappa dello stradale, tutta sali e scendi, e gomiti e cune di rigagnoli, scarnata come un greto, chiusa qua e là fra il monte e il fiume, un accidente di strada, ghiacciata tutto quanto l'inverno, e l'estate in certi punti inondata alto un braccio al primo temporale che gonfiasse la Dora. Faceva due corse nelle ventiquattr'ore, una in salita la notte, l'altra in discesa il giorno. Prima di lui, ogni due mesi, per quel tratto di strada era un cavallo coronato, e spezzata o la sala o qualche razzo delle ruote; dacchè egli aveva preso le redini, in tre anni non s'era rotta una tirella. Per strada lo conoscevano tutti. Carrettieri, contadini, preti, osti, bottegai, carabinieri, mendicanti, suonatori d'organetti, cantonieri, merciaiuoli ambulanti, lucchesi, rivenditrici di fettuccie, tutti lo chiamavano per nome, e davano al suo nome pronunziato in francese, una certa troncatura vibrata che rendeva a pennello la sua indole irrequieta e risoluta. Egli aveva per vezzo di fare eco al proprio nome con una sillaba consonante, e a chi lo chiamava Giac, rispondeva invariabilmente un Crac secco come una frustata.

Il suo vezzo era passato negli altri e l'accoppiamento di quelle due voci era diventato nella valle quasi un segno di riconoscimento che affermava il diritto di cittadinanza e stabiliva fra lui e ogni altro un patto tacito di amicizia e di mutui servigi... Continue reading book >>




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