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Sofonisba   By: (1749-1803)

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SCRITTORI D'ITALIA

VITTORIO ALFIERI TRAGEDIE

A CURA DI NICOLA BRUSCOLI

VOLUME TERZO

BARI GIUS. LATERZA & FIGLI TIPOGRAFI EDITORI LIBRAI 1947

SOFONISBA

Cosí quest'alta donna a morte venne; che vedendosi giunta in forza altrui, morire innanzi, che servir, sostenne.

PETRARCA, Trionfo d'Amore , cap. II.

PERSONAGGI

SOFONISBA. SIFACE. MASSINISSA. SCIPIONE. Soldati Romani. Soldati Numidi.

Scena, il campo di Scipione in Affrica.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SIFACE FRA CENTURIONI ROMANI.

Finché rieda Scipione, almen lasciarmi con me stesso potreste. Il piè, la destra, gravi ha di ferro; al roman campo in mezzo Siface stassi; ogni fuggir gli è tolto: gli sia concesso il non vedervi, almeno.

SCENA SECONDA

SIFACE.

Duro a soffrirsi il soldatesco orgoglio! Se il lor duce in superbia anco gli avanza, come in vero valor... Ma no; mi è noto Scipione: in Cirta, entro mia reggia, io l'ebbi ospite giá: molto era umano, e mite... Stolto Siface! or, che favelli? Allora Scipione a te, per mendicare ajuti, venía; né allor, tuo vincitore egli era. Ahi, vinto re! preso in battaglia, e tratto ferito in ceppi entro al nemico campo, ancor tu vivi?... Oh Sofonisba! a quali strette mi traggi? Or, che piú omai non debbo, né viver voglio, a tal son io, che morte dar non mi possa?... Ma il fragor di trombe giá mi annunzia Scipione. Eccolo. Oh vista!

SCENA TERZA

SCIPIONE, SIFACE.

SCIP. Resti ogni uomo in disparte. All'infelice re fora insulto ogni corteggio mio. Siface, ove pur mai duol si potesse allevíar di vinto re, mi udresti parole or muover di pietá: ma nota m'è del tuo cor l'altezza, a cui novella piaga sarebbe ogni pietoso detto. Quind'io non altro omai farò, che trarti con la mia mano stessa i mal portati ferri: sgravar questa tua destra, io 'l deggio. Memore ancor son io, che questa destra, e d'amistade e d'alleanza in pegno, tu mi porgevi in Cirta. Ma, che veggo? Sdegni il mio ufficio? e torvo immoto il ciglio nel suolo affiggi? Ah! se in battaglia preso Scipion ti avesse, ei d'altri lacci avvinto non ti avria, che de' tuoi, col rimembrarti la tua giurata fede. Or dunque, cedi (ten priego) il ferreo pondo di te indegno; cedilo a me; lo sconsolato viso innalza; e in un, mira Scipione in volto.

SIFACE Scipione in volto? io 'l rimirai da presso, con fermo viso, piú volte in battaglia: arbitra d'ogni cosa or vuol fortuna, ch'io piú mirar non l'osi. In questo campo sol di Siface il morto corpo addursi dai Romani dovea: ma, non è sempre dato ai forti il morire; ed io quí prova trista ne sono; ahi misero! Dovute quindi a me son queste catene; e quindi son nel limo dannati ora i miei sguardi; ch'io agli occhi mai del vincitor nemico ergerli non potrei.

SCIP. Non è dei vinti Scipion nemico; e benché a lui fortuna solo finor l'aspetto lieto aprisse, non per prosperi eventi ei va superbo, come non mai vil per gli avversi ei fora... Continue reading book >>




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