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Spasimo   By: (1861-1927)

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F. DE ROBERTO

Spasimo

MILANO CASA EDITRICE GALLI

Galleria Vittorio Emanuele 17 80

1897

SPASIMO.

DELLO STESSO AUTORE

ROMANZI E NOVELLE:

LA SORTE, 4^a edizione L. 3

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FILOSOFIA:

L'AMORE, 4^a edizione » 4

D'imminente pubblicazione :

GLI AMORI.

F. DE ROBERTO

Spasimo

MILANO CASA EDITRICE GALLI

Galleria Vittorio Emanuele, 17 80

1897

PROPRIETÀ LETTERARIA

Tipografia degli Esercenti, Milano, Via V. Monti, 31

I.

IL FATTO.

Chi passò l'autunno del 1894 sul lago di Ginevra rammenta ancora senza dubbio il tragico caso di Ouchy, che produsse tanta impressione e diede così lungo alimento alla curiosità non solo tra la colonia dei villeggianti sparsi per tutte le stazioni del lago, ma anche nel gran pubblico cosmopolita cui i giornali lo riferirono.

Il 5 ottobre, pochi minuti prima di mezzogiorno, un colpo d'arma da fuoco e grida confuse partiti dai Cyclamens , villa posta a mezza strada fra Losanna ed Ouchy, ruppero violentemente l'abituale tranquillità del luogo e attrassero vicini e passanti. Questa villa era stata presa in affitto da una dama milanese, la contessa d'Arda, che l'abitava ogni anno dal giugno al novembre. L'amicizia di lei per il principe Alessio Zakunine, rivoluzionario russo condannato nel capo al suo paese, espulso indi da quasi tutti gli Stati d'Europa e ultimamente rifugiatosi nel territorio della Confederazione, era nota da tempo.

Il giorno della tragedia i due amanti si trovavano insieme; anzi le stesse grida del principe Zakunine, con la detonazione dell'arma, fecero accorrere i servi esterrefatti, agli occhi dei quali si presentò una vista tremenda: la contessa, ai piedi del suo letto, giaceva esanime, con la tempia destra rotta da un proiettile e il revolver presso alla mano. E quantunque lo spettacolo della morte, della morte repentina e violenta, sia tale che nessun altro lo avanza nell'orrore, pure la commozione più forte non era prodotta negli astanti dalla trapassata, ma dal superstite. Come un pallido fior d'azalea venato di rosso, il volto rigato di sangue della infelice era freddo e cereo, ma nulla rivelava delle contrazioni dell'agonia; anzi una serenità confidente e una specie d'ancor vivo sorriso lo animavano: con le labbra violacee un poco dischiuse, tra le quali scorgevasi appena la perlata riga dei denti; con le palpebre rovesciate e le pupille rivolte al cielo, la morta pareva beata, quasi non morta ancora per poter attestare che fuor dell'umana vita, nel silenzio e nell'ombra, ella trovava alfine il bene e la gioia. Livido e disformato, con i capelli irti sulla fronte madida di sudore gelato, gli occhi folli, le labbra, le mani, tutta la persona tremante come per febbre, il principe Alessio incuteva paura. Chiamato aiuto con rauche grida, egli stava ora in ginocchio presso alla salma, s'insanguinava nel brancicarla, e due sole parole brevi e monotone gli uscivano dalla bocca convulsa: «È finito! È finito!...» In quelle parole, nell'accento lacerato col quale le ripeteva, c'era uno smarrimento, uno strazio, una disperazione senza riparo; e non più la morta pareva tanto da compiangere quanto quel vivo implacabile, perduto dal dolore e quasi anch'egli insofferente di respirare... Continue reading book >>




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